You are here

La cura per l’abbrutimento indotto dal sistema

Translate this articleSpeak this article

TV, giornali, social e Youtube di solito riescono bene nell’intento di coltivare disprezzo per specifiche categorie di persone, e a volte persino di godimento nella sofferenza altrui. La ninfomaniaca eccitazione dei nostri giornalisti al piovere di bombe dell’UE (spacciate per ucraine) su Mosca, sugli autobus russi, sui treni russi e sui dormitori studenteschi russi ne è solo un esempio.

I nostri rappresentanti politici di alto livello, al contempo, riescono a cogliere con sorprendente genialità ogni occasione per rendere ridicoli e disprezzabili se stessi e l’Italia, per inimicarsi gli alleati veri ed amici facendo loro la guerra, e per apputtanarsi con pulsioni masochistiche irrefrenabili ai maiali di più basso livello intellettivo, etico ed empatico che l’umanità abbia mai prodotto. Così, il crimine è diventato virtù, e lo stare a novanta prendendo frustate, pur di sopravvivere politicamente, è ormai un sabba doveroso e legittimo. Tanto i corpi da sacrificare al demonio, senza nessuna progettualità per il futuro, sono i nostri, non i loro. E intanto, veniamo continuamente divisi dagli odiatori seriali su temi di scarsa importanza, con un forzato silenzio su ciò che è più di interesse collettivo e urgente.

A livello di inconscio collettivo, i messaggi che ci arrivano orientano ciò che la maggioranza di noi pensa su molti temi, dimostrando, tra l’altro, che la democrazia è in sé vuota di significato, essendo la mente del cittadino come un vuoto da riempire. Questo, tra l’altro, è anche il principio di funzionamento della pubblicità commerciale: se funziona, e se ha sempre funzionato, allora vuol dire che è rivolta a persone senza un’identità, senza un pensiero autonomo e senza scelte che non siano già state preventivamente decise da altri. Più la pubblicità e l’agenda setting indirizzano le emozioni e i pensieri, e più il cittadino dimostra a se stesso e a chi ci comanda di essere un idiota. Se l’essere umano avesse avuto un po’ più di coscienza, di controllo emotivo e di capacità di scegliere le proprie fonti, non sarebbe mai esistito un modello imperante di business e di politica basato sulla pubblicità, cioè sulle bugie e sull’inversione di realtà.

Dopo questa premessa con la quale sono riuscito ad offendere pesantemente circa otto miliardi di persone, tra le quali rientro anch’io – nel ruolo di folle che osserva altri folli in un grande manicomio collettivo – adesso vorrei parlare del disprezzo indotto.

Facciamo qualche esempio di categorie che, in un modo o nell’altro, ci vengono offerte come oggetti di amore obbligatorio o di odio autorizzato.

Nel racconto main-stream:

  • gli ucraini da amare;
  • i russi da disprezzare;
  • gli israeliani da compatire;
  • i palestinesi da sospettare;
  • l’Occidente da assolvere;
  • la NATO da normalizzare;
  • i dissidenti da ridicolizzare;
  • i “populisti” da patologizzare;
  • i non-allineati da trattare come ingenui o complici;
  • i migranti da compatire quando servono alla retorica umanitaria e da temere quando servono alla retorica securitaria;
  • le persone LGBTQ+, o meglio l’interminabile sigla liturgica con cui il main-stream pretende di incasellare identità vive e complesse, da celebrare come simbolo obbligatorio di progresso.
  • e così via...

Nella contro-informazione o informazione alternativa, spesso, la polarità si rovescia ma il meccanismo resta identico:

  • i fratelli russi sono il popolo dell’eroica resistenza al nazismo occidentale;
  • gli ucraini burattini dell’Occidente o, peggio, nazisti in blocco;
  • gli israeliani vengono confusi con il loro governo fino a scivolare nell’odio verso un intero popolo;
  • i palestinesi diventano martiri assoluti;
  • l’Occidente è solo decadenza e indecenza morale;
  • la NATO è solo l’impero del male e delle bugie;
  • i giornalisti sono solo servi propagandisti;
  • gli scienziati perlopiù venduti;
  • le donne attualmente in politica una vergogna e un’indecenza per le donne stesse;
  • le persone LGBTQ+ solo “agenda”, “provocazione”, “carnevale”, “indottrinamento”, soprattutto quando appaiono nello spazio pubblico con modalità percepite come offensive.

Poi ci sono i bersagli mobili, quelli che cambiano valore a seconda della convenienza narrativa: i musulmani, ora vittime dell’imperialismo ora minaccia alla civiltà; i cristiani, ora retrogradi ora perseguitati; i poveri, ora vittime del sistema ora parassiti; i ricchi, ora benefattori ora vampiri; i giovani, ora speranza ora generazione fallita; gli anziani, ora saggi ora zavorra; i meridionali, i provinciali, i rom, i cinesi, gli americani, gli africani, i poliziotti, gli attivisti climatici, i no-vax, i vaccinati, i pacifisti, i militari, i rifugiati, i maschi, le femmine, i trans, i religiosi, gli atei: tutti trasformabili, all’occorrenza, in categoria morale.

Il punto non è stabilire chi meriti amore e chi meriti odio. Il punto è accorgersi che molte fonti non ci informano, ma ci addestrano emotivamente, inculcandoci una rappresentazione della realtà che è distorta nella migliore delle ipotesi, completamente falsa negli altri casi. Ci insegnano chi piangere, chi deridere, chi temere, chi assolvere, chi disumanizzare. E spesso noi crediamo di esserci formati un’opinione informandoci, mentre abbiamo solo appreso un riflesso emotivo condizionato.

Eppure c’è una cura efficace per questo riflesso condizionato. Posso avere disprezzo per i meridionali se il mio più grande amore, e le mie più importanti amicizie, provengono dal Sud Italia? Posso odiare gli israeliani se un uomo per me importante è israeliano? Posso aver paura e disprezzo per i musulmani se ho vissuto anni di reciproca stima con un musulmano? Posso odiare i russi se mi sento emotivamente molto vicino al popolo russo? Posso disprezzare chi sventola bandiere arcobaleno se tra costoro ci sono persone che conosco e che stimo? Posso disprezzare in blocco tutti i giornalisti e i politici, come peraltro ho fatto con rabbia all’inizio di questa riflessione, se poi, in realtà, ho una grande stima verso alcuni giornalisti che seguo, di cui uno è anche un politico? Se continuassi con gli esempi, finirei con l’includere tutte le categorie, perché sono un essere sociale.

L’amore, l’amicizia e la famiglia sono una sana cura contro tutto questo folle indottrinamento di santi, mostri, vittime pure, e nemici ontologici. Ci vengono insegnati disprezzo e odio verso una categoria? Proviamo a porci in maniera “pulita” verso coloro che ne fanno parte, poi si vedrà…

Cambiano i santi e i mostri, ma resta identico il bisogno di fabbricarli. Noi non abbiamo bisogno di ideologie, ma di contatto reale con persone reali. Dovremmo anche imparare ad essere sempre di più vigili, perché quando una causa viene trasformata in riflesso emotivo, noi cittadini smettiamo di pensare e cominciamo solo a reagire.

(20 giugno 2026)

Classificazione: