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Da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi?

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Caro lettore, cara lettrice,

ieri ho ritoccato "L’alternativa alla propaganda? L’autoesame, l’autocritica", limitandomi ad aggiungere un paio di link.

Rileggendo quella riflessione, mi sono soffermato sul fatto che, quando ho posto la domanda "Da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi?", non ho specificato perché questo tipo di categorizzazione sia così problematico e sintomo del fatto che "[...] un certo tipo di propaganda ufficiale, o di propaganda alternativa che si contrappone a quella ufficiale, sta lavorando sulla nostra mente come un cancro".

Provo a esplicitarlo con queste parole, che scrissi nel 2017 (fonte):

[...] Secondo la mia modesta opinione, saper crescere come essere umani significa anche saper stare nel conflitto, nel senso più sano e costruttivo di questo termine, senza che esso degeneri in violenza o nella svalorizzazione altrui. Forse la cosa più importante, in questi casi, è cercare di vedere quello che di buono ha ogni persona, perché come il bene e il male esistono dentro il nostro corpo e la nostra mente, la stessa cosa vale per le altre persone. Inoltre siamo tutti inter-dipendenti, noi esistiamo perché esistono gli altri, e viceversa. [...]
 
[...] Tanto, in ogni caso, nessuno di noi ha la verità in tasca. Il dubbio è molto importante, perché genera la molla della conoscenza e dello spirito di ricerca. Soltanto gli stolti non hanno dubbi.
 
Se qualcuno si sente offeso nell'ascoltare convinzioni diverse dalle proprie, secondo me, allora, potrebbe essere per lui o per lei una buona occasione per dare uno sguardo profondo alle radici delle proprie convinzioni: penso questo perché, nella mia esperienza, quando una persona è in pace con se stessa, allora è libera di ascoltare qualunque opinione senza offendersi e senza arrabbiarsi. Questo, ovviamente, lo dico innanzitutto a me stesso. 

 

(31 luglio 2026)

 

 

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