Il fatto che ci troviamo in un periodo terminale e apocalittico è ormai così assodato e interiorizzato che non ci faccio neanche più caso: non mi preoccupa più, né mi spaventa. Chi segue da molto tempo il mio blog sa che ne parlavo in questi termini espliciti già nel 2019, anno in cui scrissi anche una profezia sempre più vicina a compiersi, indicando l'Intelligenza Artificiale come uno degli strumenti principali della nostra distruzione come individui e come società. Chi vuole, può rileggersi il testo più importante che scrissi in quel periodo, intitolato "Religione dell'Ultima Lotta".
Siamo già nella distruzione, ma è ancora solo l'inizio. Guardando il mondo, lo vediamo declinare rovinosamente anno dopo anno: da trent'anni fa a venti, da cinque a quattro, da tre a un anno fa. Ed è così anche per la mente e per l'anima delle persone, per l'intelletto e per il cuore.
Come ha giustamente suggerito Papa Leone XIV proprio oggi (fonte), siamo bestie iper-tecnologiche, ma pur sempre bestie. Ci dimostriamo infatti incapaci di onorare quella rara condizione umana che potrebbe nobilitarci e spingerci a trascendere gli istinti più bassi. Preferiamo tradire la scintilla divina che dimora in noi, azzannandoci come cani rabbiosi.
L'abbrutimento dell'essere umano, e il suo peggioramento antropologico, vanno di pari passo con l'innovazione tecnologica, che potremmo così sintetizzare:
Desktop First → Mobile First → AI First → Offline First
Provo ad indicare il senso animico di ogni passaggio.
Desktop First → Mobile First
Fase già vissuta e conclusa. È consistita nel passaggio da un'anima ancora capace di stare nel mondo e che si rapportava in maniera ancora "pensante" con la tecnologia — sedendosi ad una scrivania per usare il proprio computer fisso — ad un'anima apparente, illusoria, irreale, che vive nell'irrealtà dei social e di un mondo iper-connesso, governato dalla solitudine interiore e dallo sguardo incollato sul proprio smartphone. I rapporti tra le persone avvengono per lo più tramite la tecnologia: una mediazione che li snatura e li corrompe.
Mobile First → AI First
Fase attuale. Consiste nel passaggio da un'anima irreale, illusoria e apparente — come scritto sopra — all'assenza di anima, ovvero alla sostituzione del pensiero e dell'agire umano con "Agenti IA" percepiti come onnipresenti, onniscenti, onnipotenti, eterni e giusti. In termini teologici, è la sostituzione del culto di Dio con il culto di Satana, ovvero l'era della distruzione, dell'Apocalisse, ma anche della rivelazione, del disvelamento. È la nostra era, ma siamo ancora all'inizio. I rapporti tra le persone vengono sempre più massicciamente sostituiti da rapporti tra umano e IA, in maniera così totalizzante e pervasiva da renderli sempre più indistinguibili e necessari, anche perché la mediazione tecnologica ha già reso sempre più confusa la differenza tra una persona e la sua rappresentazione, tra i sentimenti e la loro rappresentazione, tra la vita e la sua rappresentazione. Senza più bisogno dell'intervento umano, o relegandolo a un ruolo marginale, l'IA sarà l'artefice della conoscenza e delle decisioni; l'uomo sarà amputato di ciò che più lo distingue dalle bestie, cioè del processo creativo. Il mondo sarà sempre più a misura di IA, e sempre meno a misura di essere umano.
AI First → Offline First
Fase futura, per ora annunciata solo da segni, simboli ed episodi circoscritti. Ad esempio, il doppio terremoto di ieri in Venezuela è una rappresentazione, su scala microscopica, del nostro destino comune. Tutto crollerà, come in un sisma totale, quando l'affidamento totale all'IA si rivelerà per ciò che è: una stronzata pazzesca sul piano intellettuale e un culto per il demonio sul piano animico. Quando accadrà il "grande fallimento", tutta la tecnologia che l'uomo avrà creato non gli servirà più a nulla, perché avrà completamente perso se stesso, la propria dignità, la propria libertà, e non saprà più nemmeno che differenza ci sia tra "essere vivo" ed "essere inanimato". Gli mancherà tutto ciò che è essenziale per una vita degna di essere vissuta. Le IA vomiteranno parole senza senso e, compulsivamente, metteranno in scena orrori e atrocità implacabili. Barbarie, degrado e follia si sommeranno alla vendetta funesta e inesorabile di una natura troppo a lungo violentata. Il cataclisma finale che ne conseguirà sarà l'inizio di una nuova era, quella della ricostruzione: i superstiti saranno costretti a ripartire da capo, verso un nuovo mondo.
I pazzi che oggi inneggiano ad uno scambio nucleare vogliono solo accelerare questo processo e, in un certo senso, forse senza nemmeno rendersene conto, portano nel loro inconscio le cose che fin qui ho scritto.
L'alternativa sarebbe quella di costruirlo adesso, un mondo più vivibile e più degno; ma temo che, finché non avremo realmente distrutto tutto, difficilmente avremo voglia di metterci in discussione.
(26 giugno 2026)